Volt Milano: Iniziata la Raccolta Firme

E’ partita da una storica e prestigiosa istituzione (il Circolo Filologico) e da Milano (da sempre crogiolo di iniziative innovative) la raccolta firme di Volt nel capoluogo lombardo;

l’obiettivo è sottolineare lo stretto legame che il neonato partito paneuropeo vuole mantenere con il territorio per intercettare le necessità di chi lo abita e fornire risposte concrete alle nuove esigenze di tutti gli attori della piramide sociale.

Per l’occasione è stato creato un evento ad hoc su un tema forte, le Disuguaglianze e le Diversità.

In una società frammentata in cui le parti non si parlano (nord/sud, popolo ed élites, città e campagna, giovani e meno giovani…solo per indicarne qualcuna) come è possibile favorire il dialogo? E qual è in questo contesto il ruolo della politica?

Insieme a Carlo Asta (Coordinatore di Volt Milano) e Filippo Ghersini (Responsabile del programma di Volt Italia) ne hanno parlato al Circolo Filologico l’economista Fabrizio Barca (Presidente del Forum Diseguaglianze e Diversità e già Ministro per la Coesione Territoriale) e Gianmario Cinelli (collaboratore di Volt e del Forum).

Come evidenziato da Barca, l’origine dell’attuale situazione politica (in Italia ma non solo) va ricercata nella disattenzione di fondo che la politica sta da tempo dimostrando nei confronti dei cittadini che, consapevoli dell’indifferenza verso i propri bisogni se non a scopo elettorale, a loro volta “disinvestono” concettualmente ed emotivamente nella politica.

La politica, come ha sottolineato Cinelli, deve essere visione e organizzazione: senza la prima ogni alleanza che non sia dettata dal desiderio di potere o dalla paura del baratro sarà inutile e senza la seconda sarà impossibile promuovere il reale avanzamento sociale.

Di conseguenza la visione deve essere ampia (per andare oltre la politica), chiara (con obiettivi realistici da raggiungere nel medio e lungo periodo) e l’organizzazione deve essere efficiente (per garantire risultati tangibili): questa è la direzione che Volt sta cercando di intraprendere.

La chiave della partecipazione politica della gente”, ha affermato Carlo Asta” è quella che definiamo  la “volontà di potenza”. Quella molla che ti spinge a studiare, crescere professionalmente, intraprendere, lasciare un’impronta positiva nel tuo Paese e nel mondo. E secondo noi oggi non c’è nessuno che, a livello politico, incanali questa necessità. I partiti tradizionali si sono come liquefatti, provocando quindi la disuguaglianza, accentuata poi da concause non irrilevanti come la crisi economica, il declino della classe media, la rivoluzione tecnologica”.

 

Non è quindi vero che la gente non voglia più fare politica. E’ piuttosto più verosimile che non la voglia fare con gli stessi partiti e allo stesso modo.

Deve quindi cambiare la maniera di intercettare le reali necessità E Volt intende farlo attraverso tre modalità operative.

  • Apertura. Tutti devono poter partecipare ai progetti, anche fisicamente. Per stabilire quel flusso empatico che è alla base di ogni reazione che funziona;
  • Decentralizzazione. In Volt non si lavora per ruolo, ma per attività. In un processo che, pur necessariamente prevedendo anche elementi di gerarchia all’interno del network,  responsabilizza tutti;
  • Ascolto. Basta comizi. Ma occasioni di ascolto strutturato in tutte le zone delle città, nelle comunità rurali, sull’intero territorio. Per ripristinare quella scala tra la torre d’avorio delle istituzioni e la piazza che è da tempo crollata.

 

Tre termini che ne sottendono un altro di sintesi generale: dialogo.

Perché, come ha affermato Fabrizio Barca citando Adam Smith, fondatore dell’economia politica, il cambiamento avviene solo attraverso un processo dialogico partecipativo quindi anche empatico (legato alla sfera emotiva) e non solo razionale.

Un processo che, come ha ribadito Ghersini, necessita di tre componenti essenziali: Democrazia (interna ed esterna), Competenza, Tempestività.

Ritorna quindi, sempre centrale, il tema caro a Volt della competenza, la condizione senza la quale non si dà una classe politica in grado di costruire il benessere dei singoli cittadini e, quindi, dell’intero Paese.

Una platea foltissima (molti sono rimasti in piedi) ha seguito attentamente il dibattito. Altrettanto lunga la fila ai banchetti per l’autenticazione delle firme che consentiranno a Volt di partecipare alle prossime elezioni europee di maggio.

Un primo, importante segno di volontà partecipativa che premia un partito che, “a mani nude”, si prepara a lanciare la sfida più importante della sua giovane storia.

di Daniela G.

 

“Questo articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia”

 

per maggiori informazioni sulla raccolta firme

https://www.voltitalia.org/raccolta_firme_2019