Volt e le donne: un dibattito sulla condizione femminile

Catania - 17 Luglio 2019

 

1. Il lavoro femminile in Italia e nel Sud

 

L'occupazione femminile e la carriera delle donne sono frastagliate da ostacoli e problemi irrisolti. Si tratta di un importante tema di dibattito che dovrebbe ritornare in auge nell'agenda politica nazionale.

La situazione femminile relativa al mercato del lavoro è quanto mai seria e di estrema attualità, se consideriamo anche l'andamento generale dell'economia italiana e dei restanti partner europei. In Italia la media delle donne occupate si pone ben al di sotto della media europea (63,3% nel 2018), arrestandosi al 49,5%. Un dato che presenta enormi squilibri a livello regionale, con la Sicilia maglia nera per l’occupazione femminile in Europa con una media del 29,2%  [1] insieme a Campania, Calabria e Puglia, anch'esse al di sotto del 30%. Al Sud lavora meno di 1 donna su 4, tra i 15 ed i 64 anni, contro il 62,7% dell’Emilia Romagna [2].

 

Per comprendere meglio le cause di questo divario Volt ha organizzato a Catania, lo scorso 17 luglio, l’evento  “Volt e le donne[3] per discutere insieme a donne siciliane che si sono reinventate i problemi e gli ostacoli coi quali sono state costrette a confrontarsi. In una terra che può offrire sviluppo economico ma che un ostinato retaggio culturale e la miopia politica della nostra classe dirigente insistono nel non saper valorizzare.

2. Welfare, cultura e famiglia

Le cause della persistente bassa occupazione femminile, soprattutto nelle regioni meridionali, sono molteplici e ampiamente note. Dal dibattito tra la platea e le nostre ospiti è emerso che le barriere poste all'ingresso del mercato del lavoro alle donne in questo Paese sono almeno di tre ordini.

Assistiamo, in primo luogo, ad una carenza strutturale rispetto alle regioni del Nord, che riesce a paralizzare persino l’attività di ricerca del lavoro e spesso a costringere le donne meridionali a dover scegliere tra famiglia e carriera. Non è infatti un segreto che l’indice occupazionale femminile venga agevolato e promosso dalla presenza di servizi ed infrastrutture connesse ad esempio a servizi di primissima infanzia; come asili nido pubblici (che abbiano una spesa contenuta) oppure asili nido aziendali. Si tratta cioè di garantire, sia a uomini che donne, una migliore gestione del loro tempo personale attraverso benefit, voucher, ma soprattutto di congedi parentali per la cura dei figli.

Tutta una serie di interventi volti ad agevolare l'indipendenza della donna e a consentire, come si è detto, una scelta meno sofferta tra carriera e famiglia. Sì, perché nonostante permanga una malcelata convinzione che spetti a lei la cura della casa e della famiglia, la donna – proprio per la sua condizione sociale – non è appetibile sul mercato del lavoro quanto lo è un uomo.

Motivo per cui i succitati servizi di “conciliazione famiglia-lavoro” avrebbero lo scopo principale di permettere l'accesso al lavoro ed una progressione di carriera che garantisca l'indipendenza, soprattutto economica.

È chiaro quindi che viviamo un problema di arretratezza per quanto riguarda il nostro sistema di welfare, orientato secondo un modello cosiddetto “familista” [4], caratterizzato da una bassa offerta di servizi pubblici di cura e l’attribuzione alla famiglia di buona parte di tali responsabilità. Ciò unito a quello che è il terzo livello del problema, ovverosia una condizione culturale che provoca una ineguale distribuzione del lavoro domestico e di cura all'interno della famiglia tra uomo e donna. 

Vige perciò una persistente stereotipia di genere che, spesso occultata o sminuita, produce di fatto diseguaglianze e discriminazioni che penalizzano le nostre lavoratrici e privano le regioni meridionali – e di conseguenza tutto il resto d’Italia – di un’ulteriore spinta necessaria alla ripresa economica di cui sicuramente sarebbero indispensabili protagoniste.

 

3. Donne, ostacoli e innovazione

Dall'incontro di un mese fa sono emerse interessanti riflessioni, atte a comprendere che dei cambiamenti in meglio sono possibili. Sebbene questo accada più frequentemente per l’impegno ed il coraggio di donne, che scelgono di mettersi in gioco, piuttosto che per la lungimiranza della politica nostrana.

Le ospiti intervenute hanno raccontato le loro esperienze di vita, soprattutto in ambiti imprenditoriali, mostrando che di fatto è possibile investire nel territorio siciliano per creare nuove realtà.  Alcune di loro hanno lasciato città come Milano e Bruxelles per reinventarsi nella loro terra natia. Altre hanno deciso di non mollare realizzando un modello di impresa innovativo e che possa stare al passo coi tempi. Fantasia, creatività, intraprendenza e forte desiderio di non lasciare la propria terra sono state le chiavi che hanno acceso quella scintilla necessaria per “non mollare”.

Fondamentale e fonte di ricco dibattito è stato anche ripercorrere l’excursus storico circa la partecipazione politica femminile, vissuta nella Catania degli anni ‘70 e ’80, grazie alla propulsione di donne che hanno lottato per ottenere maggiori diritti (passando dai consultori ai sindacati). Un passo indietro dunque per ricordare ciò che è stato fatto, sottolineandone il rilievo storico e civico, ma soprattutto per comprendere che le istituzioni devono necessariamente pianificare oggi per perseguire al meglio gli interessi generali della società di domani.

4. Le proposte di Volt

Per poter dare senso agli sforzi del passato, dobbiamo impegnarci giorno dopo giorno per costruire una società più equa e giusta che non tenga conto, nelle possibilità di realizzazione personale e professionale degli individui, delle differenze di genere.

In questo modo deve diventare centrale il cambiamento culturale.

Ma da solo non basta.

È perciò necessario aumentare gli spazi per la partecipazione delle donne, all'interno delle istituzioni, dei partiti o più in generale in ambito dirigenziale. A nostro avviso – al fine di realizzare ed attuare delle politiche concrete che sostengano la parità di genere, la valorizzazione del lavoro femminile e la “gender diversity” – è essenziale l’inclusione e una sempre maggiore collaborazione fra i sessi.

Occorre cogliere ogni opportunità nel lavoro e in ogni altro contesto del vivere sociale e della quotidianità, affermando una sempre maggiore consapevolezza e partecipazione all'interno di quella macchina complessa che è la nostra società.

Aver organizzato questo evento è stato pensato con il preciso intento di avviare un dibattito pubblico, che possa nello specifico diffondere meglio gli esempi di good practices raccontati da queste donne tenaci. Dalle loro parole è emerso che le occasioni per una crescita personale e professionale sono possibili anche in una terra apparentemente poco fiorente. È stato più volte sottolineato come dallo scambio e dalla condivisione di esperienze nascano nuove idee e progetti, che possano creare e rafforzare una rete volta alla collaborazione e che possa giovare tanto alle donne quanto agli uomini.

Ma come fare?

Noi di Volt siamo ben consapevoli di quanto questa strada sia in salita, così come lo siamo del fatto che per far fronte ad un problema complesso come quello dell’occupazione, soprattutto femminile, non si possa che agire tramite strategie multisettoriali ed azioni su più livelli.

Noi proponiamo:

di imporre alle aziende con più di 250 impiegati pubblicità e trasparenza nel bilancio annuale riguardo alla percentuale di impiegati maschi, la percentuale di impiegate femmine e gli stipendi da essi percepiti (salari e bonus compresi);

degli incentivi fiscali e non per le imprese che perseguono politiche di parità di genere;

– l’introduzione di un congedo di paternità obbligatorio di 4 settimane accompagnato da  un tesoretto di congedo di genitorialità di 150 giorni;

– asili nido aziendali e universitari, nonché la diffusione di orari di lavoro flessibili sul posto di lavoro per aiutare i genitori a conciliare gli impegni del lavoro e della famiglia;

– di rafforzare gli incentivi finanziari e non finanziari alle imprese per fornire opzioni di lavoro flessibile ai propri dipendenti [5].

L’azione politica di Volt è indirizzata proprio a creare una nuova unione, che emerga dalle infinite diversità che caratterizzano la nostra società. Volt riconosce il valore delle sinergie e della capacità di ascoltare e cooperare, come attributo essenziale per intercettare i bisogni di oggi e del futuro.

Tutto questo deve necessariamente essere convertito quanto prima in interventi istituzionali concreti.

 

Catania, 20 agosto 2019

Gabriella Catalano

Luigi Coccimiglio

Flavio Fucà

Volt Italia Catania

 

Approfondimenti

[1] https://www.lasicilia.it/news/economia/158394/occupazione-femminile-la-sicilia-e-ultima-in-europa-lavora-solo-il-29-2-delle-donne.html

[2] Eurostat 2018

[3] https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=2026895957415775&id=1778576525581054

[4]  Reyneri E., Sociologia del mercato del lavoro I. Il mercato del lavoro tra famiglia e welfare, Il Mulino, Bologna, 2011

[5] https://www.voltitalia.org/parita_sociale