Perché Sovranisti e Populisti Vogliono Spezzare l'UE?

Parafrasando il dramma teatrale di Edward Albee “Chi ha paura di Virginia Woolf?”  ci si potrebbe chiedere “Chi ha paura dell’Europa?”.

In effetti pare che nel nostro continente sia proprio questo il sentimento più diffuso, portato a volte a tali estremi da sconfinare nel desiderio di “uccidere” (metaforicamente) quanto è stato costruito negli ultimi 70 anni.

L’incontro che si è svolto al Teatro Dal Verme di Milano l’11 marzo ha cercato di fornire risposte precise a questo interrogativo, focalizzandosi sul tema “Come e perché sovranisti e populisti vogliono spezzare l’Unione Europea”.

Si è trattato di un momento estremamente interessante di analisi del contesto storico e politico in cui viviamo, oltre che di confronto tra più voci che condividono un’identica visione di un futuro nazionale ed europeo.

L’incontro si è aperto con quella che è un po’ la colonna sonora di un programma che affonda le proprie radici in un’identica matrice storica: il nostro inno nazionale e l’inno della Comunità europea. E non è certo stato un caso che la platea si sia spontaneamente alzata mentre li ascoltava. A sottolineare un comune sentimento di appartenenza a due realtà (geografiche, politiche, storiche, sociali, culturali…) solo apparentemente dissimili, in realtà profondamente connesse.

Andrea Venzon di Volt, Carlo Calenda di Siamo Europei, Benedetto Della Vedova di +Europa, Beatrice Lorenzin di Civica Popolare, Paola Testori Coggi di Per l’Italia con l’Europa, hanno animato un dibattito appassionato e appassionante da cui è emersa, da angolazioni diverse, la necessità di puntare a un obiettivo comune.

 

Tre parole chiave per Volt

La Dichiarazione di Amsterdam è il primo programma politico nella storia dell’Unione Europea (e forse del mondo) che è stato votato da cittadini di diverse nazioni e approvato da un’assemblea generale europea. Con questa “Magna Carta” Volt si presenta in tutti i Paesi dell’Unione, dall’Italia alla Germania, dalla Francia all’Estonia, dall’Olanda al Portogallo, con lo stesso programma, che fa leva su tre parole chiave: Democrazia, Opportunità e Diritti.

L’unione europea va riformata” ha affermato Andrea Venzon “Noi siamo europeisti critici, consapevoli che le grandi lacerazioni che vediamo oggi in Europa derivano dal fatto che l’Unione europea è stata e continua ad essere anni luce lontana dai cittadini. Le istituzioni non parlano con le persone. Le persone non capiscono le istituzioni.  Abbiamo un parlamento europeo eletto da 500 milioni di persone, che non può proporre leggi. Si tratta del più grande paradosso storico dell’Unione europea e del primo nodo che va sciolto. Il secondo è l’unanimità, ad oggi necessaria per apportare tutte le grandi modifiche ai trattati, che chiaramente non può funzionare”.

Venzon ha parlato poi di Opportunità. 300 mila persone ogni anno lasciano l’Italia perché ritengono che il nostro Paese non offra futuro. Un grandissimo problema che non può essere risolto con la demagogia, ma con azioni concrete che daino risultati tangibili.  “Noi abbiamo 60 miliardi di fondi europei che scadranno l’anno prossimo, che non sono stati spesi”, ha continuato Venzon. “Sono 10 volte il reddito di cittadinanza, soldi che servirebbero per aiutare le imprese, creare infrastrutture, aiutare i giovani a inserirsi… Uno spreco che è di fatto il più grande crimine economico perpetrato oggi in Italia. Per non parlare dei 4 miliardi di tagli all’istruzione voluti da questo governo, che limitano ancor più le opportunità di crescita e di sviluppo”.

E infine i Diritti.  Oggi in Italia e in Europa ci sono larghe fasce di popolazione lasciate indietro, di cui nessuno si occupa, che meritano di essere ascoltate e a cui Volt intende prestare attenzione e dare voce.

 

E allora?

Il senso di imminente pericolo per la democrazia europea, chiaramente percepibile anche dall’enunciazione del tema stesso del convegno, pur essendo un rischio reale, si è gradualmente stemperato nel corso della serata. L’Europa non è stata creata in un anno e, molto verosimilmente, non si distruggerà in un anno.  Ma occorre recuperare il senso della “grande famiglia” secondo il quale, banalizzando, i francesi non sono più il nemico da battere ma il partner con cui crescere. Bisogna però fare qualcosa perché questo pericolo latente non si trasformi in una tragica realtà. Come ha affermato Beatrice Lorenzin, in Europa serpeggia purtroppo un veleno di rabbia, paura, violenza e rancore che arriva da lontano.

 

A questo veleno va trovato un antidoto, facendo sì che tutti i Paesi diventino “produttori” di conoscenza, libertà, solidarietà, economie forti, sostenibilità, integrazione. Se non si andrà in questa direzione, forse non domani ma certamente dopodomani perderemo tutti. Come individui e come collettività.  

L’Italia sovrana non avrebbe alcuna sovranità. Senza Europa diventerebbe un satellite insignificante, un vassallo senza alcun peso di negoziazione nei confronti delle altre nazioni del mondo, una nullità.

Certo, restare in Europa, in un’Europa nuova, non sarà una passeggiata. E non illudiamoci che le grandi sfide che abbiamo davanti in questo delicato momento storico finiscano con le elezioni di maggio. E, per l’Italia, neppure con quelle in autunno se dovesse cadere il Governo. Dureranno molto di più. E sarà quindi necessario attrezzarsi per trovare risposte sempre nuove, calzanti, illuminate e lungimiranti per vincerle.

Già Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica Italiana, 70 anni fa scriveva:

Se noi non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno nell’Europa di oggi, smarrita e incerta sulla via da percorrere, siamo perduti, e con noi è perduta l’Europa. Esiste in questo nostro vecchio continente un vuoto ideale spaventoso. […] Noi dobbiamo opporci. E la sola via d’azione che si apre d’innanzi è la predicazione della buona novella: l’idea di libertà contro l’intolleranza, della cooperazione contro la forza bruta. L’Europa che l’Italia auspica, per la cui attuazione essa deve lottare, non è un’Europa chiusa […], è una Europa aperta a tutti. Una Europa nella quale gli uomini possano liberamente far valere i loro contrastanti ideali. E nella quale le maggioranze rispettino le minoranze. […] Alla creazione di questa Europa l’Italia deve essere pronta a fare sacrificio di una parte della sua sovranità. […] Il nemico numero uno della civiltà, della prosperità […] è il mito della assoluta sovranità degli Stati. Questo mito funesto è il vero generatore delle guerre, esso arma gli Stati per la conquista di spazio vitale, esso pronuncia la scomunica contro gli immigrati dei paesi poveri, esso crea le barriere doganali e, impoverendo i popoli, li spinge a immaginare che ritornando all’economia predatoria dei selvaggi essi possano conquistare ricchezza e potenza”.

Ecco, a queste parole credo non ci sia nulla da aggiungere.  O forse sì. Per vincere le sfide dell’Italia e dell’Europa di domani bisogna ricostruire un sogno.

articolo di Daniela G.

“Questo articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia”