Semplificazione digitale dal 28 febbraio?

Semplificazione digitale dal 28 febbraio?

26 feb 2021
Il 28 febbraio è lo switch off day, siamo pronti? Purtroppo l'Italia sta rimanendo indietro su una sfida di fondamentale importanza per il Paese.
semplificazione digitale

il cittadino al centro?

Cosa succederà il 28 febbraio?

Per chi si occupa di digitale in Italia e nella Pubblica Amministrazione in particolare, la data del 28 febbraio 2021 viene considerata uno sparti-acque.

È in questa data infatti che le amministrazioni dovranno ufficialmente utilizzare SPID e CIE per consentire l’accesso ai servizi che richiedono identificazione.

Scritto in questa maniera, sembra l’ennesimo adempimento burocratico fine a stesso.Invece potrebbe davvero rivoluzionare i rapporti tra Pubblica Amministrazione e Cittadini, e rappresentare il primo step per far entrare nel senso comune un rapporto tra Cittadini e PA che sia semplice, trasparente ed immediato. Insomma per citare Ernesto Belisario un passaggio da “sudditi” (della burocrazia) a “cittadini” con dei diritti normati dalla legge, anche in ambito di accessibilità e semplicità digitale. Questi diritti in particolare hanno la dignità di un’intera sezione all’interno del Codice di Amministrazione Digitale, quella denominata Diritti dei cittadini e delle imprese.

Come siamo arrivati a questa scadenza?

Ricapitolando, negli anni molteplici ministri e governi si sono presi in carico la “priorità” di creare un’infrastruttura normativa che delineasse come muoversi in materia di ottimizzazione digitale della Pubblica Amministrazione; infrastruttura che sottolinea la  centralità del cittadino della fruizione dei servizi digitali erogati.

Eppure, sono stati efficaci? Alzi la mano chi di voi è sereno nel credere che dal 28 febbraio 2021 potrà facilmente e agevolmente accedere ai servizi digitali tramite SPID o tramite CIE, e ancora alzi la mano chi negli ultimi 7 anni può dire di aver sensibilmente migliorato e ottimizzato il suo rapporto con la PA di riferimento grazie ai servizi digitali. Anche se crediamo sia indiscutibile come la pandemia abbia obbligato molte PA ad velocizzare a organizzare meglio il rapporto con i cittadini tramite strumenti digitali, la strada da fare è ancora tanta.

Ma di chi è la responsabilità?

Sia chiaro: questo articolo non vuole colpevolizzare i funzionari e i dirigenti della PA o i loro fornitori, e tanto meno criticare il grande lavoro legislativo che è stato applicato. Ma crediamo sia mancato un elemento  fondamentale : la concreta volontà dei decisori politici. Non è mancata infatti a ministri o semplici assessori l’urgenza legislativa, ma non c’è stata la consapevolezza di dover trasmettere l’urgenza politica del passaggio al digitale con al centro i cittadini

Insomma i politici legittimamente eletti, durante le campagne elettorali si sono riempiti la bocca anche di promesse di “semplificazione tramite il digitale”,  ma quando hanno ottenuto il diritto di decidere e governare non hanno dato seguito alle loro promesse, ma soprattutto non hanno trasmesso all’apparato burocratico della Pubblica Amministrazione che a quelle promesse ci credevano sul serio e ci tenevano concretamente.

La pubblica amministrazione è ricca di persone con entusiasmo e voglia di migliorare e consapevoli dei limiti delle strutture in cui lavorano, ma se i decisori politici non trasmettono la sincera urgenza politica nell’applicazione della normativa digitale, se non trasmettono ai dirigenti e ai funzionari la consapevolezza che diritti digitali di un cittadino hanno la stessa importanza e peso di altri diritti storicamente consolidati, allora è umano e fisiologico che la macchina amministrativa affronti le scadenze normative come meri adempimenti burocratici.

E l’obiezione che i cittadini stessi non sembrano voler esercitare questi diritti? Pensiamo sia un falso problema.

Da una parte perché comunicare i diritti e formare i cittadini alle possibilità di tali diritti è una precisa responsabilità della politica, dall’altra perché la politica  ha già usato questi argomenti per “comunicati stampa”, per le sue “promesse elettorali”.

Ricordate ad esempio quanto andava di moda tra i partiti politici parlare del “modello estone” come esempio virtuoso  di stato digitale, dimostrando un evidente ipocrisia di base? Ecco, questo intendiamo.

Cosa differenzia Volt dagli altri partiti sul questi temi?


Da parte nostra, questi temi sono presenti in tutti i nostri pilastri  a livello europeo ed Italiano.Ci stiamo impegnando a costruire un percorso di comunicazione e condivisione per mettere al centro i temi del digitale, in quanto per noi sono un’urgenza politica,  ma vogliamo condividere questa urgenza con tutti i cittadini, dandogli gli strumenti per comprendere i loro diritti digitali,  ma anche con tutti gli stakeholder che vorranno accompagnarci in questo percorso, perché siamo consapevoli che non possiamo conoscere tutte le possibilità, tutte le esigenze e tutti gli strumenti, ma siamo profondamente convinti che dobbiamo creare un sistema virtuoso dove tutti gli attori hanno chiaro il concetto di cittadino al centro. Questo articolo vuole essere il primo di una serie su questo percorso.

Inoltre Volt Italia vuole sottolineare come questa conversione digitale non rappresenti solo da una parte un diritto e dall'altra un dovere, ma soprattutto un'opportunità che potrebbe permettere a numerose aziende e alle nostre amministrazioni di divenire molto più snelle, veloci, competitive. Il rilancio economico dell'Italia passa anche dal digitale, che deve essere implementato per potenziare e facilitare, non per ingessare e burocratizzare ulteriormente. 

Cosa succederà?

Per tornare alla nostra giornata ufficiale:  non siamo ottimisti nel breve periodo e temiamo che il il 28 febbraio sarà un fallimento, e ci auguriamo che il ministro Colao e il tutto governo Draghi abbia la nostra stessa urgenza politica su questi temi. 

L'importanza dell'intelligenza collettiva:

Per questo, fin da ora invitiamo tutte e tutti i professionisti, gli esperti, gli “stakeholder”, gli “attivisti digitali” a confrontarsi con noi addirittura se vorranno aiutarci a definire meglio problemi e soluzioni, collaborare per informarsi e formarsi. Perché se abbiamo imparato qualcosa è che “l’intelligenza collettiva” non è solo un claim utile per fare campagna elettorale, ma è la base per i progetti di digitalizzazione del paese.