Lettera aperta Ministra Mara Carfagna

Lettera aperta Ministra Mara Carfagna

23 mar 2021
erika

On. Signora Ministra,

Mi chiamo Erika Puntillo, ho 25 anni e sono siciliana. 

Da circa tre anni ho deciso di prendere parte attiva alla vita politica del Paese e soprattutto della mia regione – la Sicilia – perché stanca di assistere impassibile allo spettacolo deprimente di una classe politica poco accorta e lungimirante. 

Sono contenta di sapere che si terrà una consultazione pubblica sul futuro del Mezzogiorno i prossimi 23 e 24 marzo. Credo sia una buona iniziativa perché è giunta l'ora di mettere mano alla questione meridionale per potercela definitivamente lasciare alle spalle e riportare questa  parte d'Italia nuovamente dentro all'Unione Europea. 

È infatti innegabile che il Mezzogiorno  sia “in Europa” solo da un punto di vista geografico e amministrativo. Se però teniamo conto  degli indicatori economici, sociali o ambientali, l’amara verità è che il Mezzogiorno risulta essere il fanalino di coda di un continente che viaggia a una velocità che non riusciamo a inseguire.

Non è certo con l’Europa che dobbiamo prendercela. Tutt'altro. È un dato di fatto che l’Unione Europea abbia stanziato moltissimi finanziamenti per le regioni del Mezzogiorno, proprio perché tra le più svantaggiate in Europa. La responsabilità è da ricercarsi altrove.

Questi fondi, infatti, sono stati spesi troppo spesso male (o addirittura non sono stati spesi affatto). Troppe volte sono stati impiegati per alimentare quella politica clientelare e parassitaria che, da decenni, non ci permette di risollevarci. 

Il Sud, come da Lei ricordato, è “il più grande giacimento capitale umano inesplorato d’Europa”. In quanto tale, investire in modo deciso sul suo sviluppo ridarebbe slancio al PIL nazionale, stagnante da decenni anche perché un terzo del territorio italiano non riesce a contribuire al pieno delle sue possibilità.

Spero che anche Lei abbia fatto sue le parole del discorso inaugurale del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Quando parlava di istruzione stava dicendo esattamente quello di cui noi abbiamo bisogno. 

Ripartiamo da questo e dalla ricerca, ricuciamo il tessuto culturale del Sud ormai lacerato dal divario economico e sociale del nostro Paese. Per un futuro in cui il Meridione e i suoi figli possano emanciparsi e porre radici forti, affrancandosi finalmente dalle politiche clientelari, che in questo vuoto hanno avuto modo soffocare la nostra terra e i suoi abitanti. 

Fermiamo la fuga dal Meridione e fermiamola così. Non c’è futuro dove non c’è istruzione, lavoro e opportunità di crescita.

La terra del Mezzogiorno può essere liberata da ignoranza, padrini e padroni, solo se c’è la volontà politica dell’Italia intera a trasformarla da terra di clientele a terra di innovazione e scambio culturale. 

Per questi motivi, spero che questa due giorni sia uno strumento per scelte coraggiose e non fatta di parole vuote, ma di obiettivi ambiziosi per il Sud e per l’Italia tutta.

Viviamo in un’Unione Europea che è figlia di popoli che hanno lottato per realizzare un ideale di pace e prosperità. Faccio parte di un partito, Volt, che ogni giorno cerca di completare la costruzione di quell’ideale e il Sud Italia non può continuare ad esserne escluso. 

Proprio per questi motivi, sia pratici che ideali, spero che la Sua iniziativa porti ad utilizzare al meglio i fondi in arrivo, che potrebbero consentirci di uscire dalla nostra annosa - e francamente ormai insopportabile - condizione di sottosviluppo. 

Potrebbe essere l'ultimo treno per raggiungere, dal Mezzogiorno, l’Europa. 

Con speranza,

Erika Puntillo

Volt Italia