Le crisi aziendali nel mondo anglosassone

È recente la drammatica crisi di una grande azienda turistica inglese, la Thomas Cook. 

Ciò che colpisce maggiormente è l'atteggiamento del governo britannico rispetto al blocco delle attività da parte di una azienda con ventiduemila dipendenti nel mondo, di cui novemila nel solo Regno Unito. 

Il governo ha rifiutato un intervento diretto nell'azienda mediante una ricapitalizzazione, preferendo operare direttamente nel recupero di oltre 150.000 clienti della società bloccati in ogni parte del mondo, mentre non è ancora chiaro come, e se, verranno aiutati a tornare in Inghilterra altri 350 mila utenti sparsi nel mondo.

 

Quello che davvero stupisce è il rifiuto di impiegare il denaro dei contribuenti in una azienda che si è dimostrata inadeguata a stare sul mercato, avendo nel mondo anglosassone grande rispetto per i cittadini che pagano le tasse.

Il pensiero corre inevitabilmente alla vicenda di Alitalia che, da oltre dieci anni, brucia capitali pubblici (e anche privati) senza che sia mai stato possibile rimetterla in carreggiata. Proprio in queste settimane si ripropone una soluzione all'ennesima crisi e, ancora una volta, lo Stato italiano ha organizzato un salvataggio privato che di privato, però ha solo la forma, essendo nella sostanza organizzato in maggioranza da un soggetto a controllo pubblico come FS, per il 35%, e dal Tesoro, con il 15%.

Completa la cordata la compagnia aerea Delta, al 10%, nell'attesa di ulteriori soci privati, di cui il principale dovrebbe essere Atlantia. Da notare che quest'ultima, pur essendo un soggetto privato, ha larga parte dei propri ricavi nella concessione autostradale nella quale lo Stato è il soggetto committente; si parla, quindi, di aziende che trattano con lo Stato anche su altre questioni.





Questi due casi sono esplicativi di un modo diverso di intendere la politica economica: nel mondo anglosassone se si ritiene senza futuro una impresa la si lascia morire per permettere al mercato di fare sviluppare il concorrente più efficace.

In Italia, invece, si predilige il salvataggio, sempre e comunque con fondi pubblici, di aziende che hanno ampiamente dimostrato la loro impossibilità a stare sul mercato per ragioni tecniche, storiche ed organizzative.

Il mancato salvataggio di una azienda porta, inevitabilmente, forti proteste da parte di dipendenti e altri fornitori della società, mentre destinare le perdite sulle spalle del contribuente non trova in Italia alcuna vera opposizione e si rivela fatalmente la scelta più facile.

Nel dibattito politico italiano, molto concentrato sul taglio delle tasse, manca sempre la consapevolezza che questo implica una diversa modalità di spesa. Il caso Alitalia dimostra che, al di là delle parole, non appartiene a queste forze politiche in campo la concreta volontà di modificare l'attuale organizzazione che prevede lo Stato interventista in economia, anche aggirando le norme europee che impediscono gli aiuti di Stato alle aziende.

Articolo di Roberto Neri 

 

"Quest’articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia"