La politica è donna, ma la fanno gli uomini

Ho sentito pronunciare questa frase qualche settimana fa, in occasione del lancio sui social dell’evento “Donne & Politica” organizzato da Volt Nord Piemonte (Novara e VCO) ad Arona, e sono rimasta impressionata dalla sua veridicità.

Dove siamo oggi?

 

Oggi in Italia abbiamo leggi elettorali pressoché perfette, che impongono di fare liste che garantiscano l’alternanza di genere con la tradizionale locuzione “se il numero di Candidati è pari, ogni genere è rappresentato in misura eguale; se il numero di Candidati è dispari, ogni genere è rappresentato in numero non superiore di una unità rispetto all'altro genere”.

 

Nonostante ciò, a rappresentarci sono soprattutto gli uomini. Un recente studio di ANCI dimostra che nel 2016 le donne rappresentavano solo il 14% dei Sindaci, il 40% degli Assessori comunali e il 29% dei Consiglieri comunali.

 

Spostandoci ai piani più alti la situazione non cambia: nell'attuale Governo Conte solo 7 ministri su 21 sono donne, un Governo che si è costituito grazie a trattative svolte quasi unicamente da uomini. Come evidenziato da un articolo del Sole 24 Ore, infatti, solo 6 donne (al fianco di 24 uomini!) hanno partecipato alle consultazioni al Quirinale e solo 4 di esse hanno avuto parola di fronte alle telecamere. 4 donne.

Quale miglior indicatore per evidenziare uno dei maggiori problemi della cultura italiana? La convinzione che l’uomo è colui che “porta il pane a casa”, “prende le decisioni più difficili”, “sceglie” e “decide per tutti/e”. 

 

Tutto è ricollegabile alla nostra tradizione educativa: e se da un lato interventi per abolire i concetti di “lavoro da uomo” e “lavoro da donna” sono già stati attuati, come l’istituzione dei Future Days in Germania, che Volt Italia promuove anche nel nostro Paese, o lo stanziamento di agevolazioni per le donne che si iscrivono a corsi universitari in ambito STEM (science, technology, engineering and mathematics) da parte del MIUR, dall’altro nessun intervento è stato avviato in ambito politico. Come se la politica fosse un campo di serie B.

Nessun segnale di volontà al cambiamento è stato lanciato. O meglio, non in Italia. Negli Stati Uniti da anni l’ente “She Should Run” opera quale incubatore per future donne rappresentanti: dopo che più di 26.000 donne hanno dichiarato di essere state ispirate a correre da She Should Run, ora l’incubatore, tramite i suoi corsi di formazione, gli eventi e il supporto nel fundraising, vuole contribuire all'inserimento di 250.000 donne nelle istituzioni entro il 2030.

 

Come? Organizzando corsi di leadership, networking e public speaking fruibili anche online, che da un lato preparino le donne candidate alla corsa elettorale e dall’altro le motivino, dato che sino ad oggi lo spazio dedicato alle donne nei partiti tradizionali è sempre stato molto ridotto. 

 

Sulla scia di questo esempio il team del Nord Piemonte ha avviato una raccolta fondi per consentire ad una ragazza, sezionata tramite appositi criteri, di partecipare ad un corso annuale in leadership, dinamiche di gruppo e facilitazione. Per non fermarsi solo alle parole.



Dentro e fuori le istituzioni.

 

Questo, infatti, è il periodo storico per far emergere la leadership femminile, per cambiare volto alla Politica, in Italia, negli Stati Uniti e nel mondo, dimostrando che è possibile dettare l’agenda politica dentro e fuori le istituzioni.

 

Diversi sono gli esempi - quasi tutti femminili - che lo dimostrano.

 

Fuori dalle istituzioni

    • Mari Copeny, 11 anni, ha portato all’attenzione di un Presidente (e tutti noi) la crisi della contaminazione dell’acqua della sua città (“c.d. “Flint water crisis”);

 

  • Greta Thunberg, 16 anni, ha lanciato un’iniziativa di portata ormai globale, i c.d. “FridaysForFuture”, per portare all’attenzione di tutti i rischi e l’urgenza della crisi climatica;

 

  • Emma González, 19 anni, ha organizzato movimentazioni popolari (c.d. #MarchForOurLives) per contrastare l’utilizzo incontrollato delle armi;
  • Malala Yousafzai, 22 anni, messaggera di pace per le Nazioni Unite, promuove in tutto il mondo il diritto all’educazione per le donne;
  • Alaa Salah, 22 anni, studentessa di ingegneria che in Sudan è diventata un’icona della protesta antigovernativa contro al-Bashir ed il regime oppressivo instaurato dal medesimo.

 

Dentro le istituzioni

 

  • Alexandria Ocasio-Cortez, 30 anni, originaria del Bronx, portoricana, promotrice di un forte Welfare State e vincitrice del quattordicesimo distretto di New York nella corsa al Congresso;

 

  • Katharina Schulze, 33 anni, deputata della Baviera, femminista, europeista ed ecologista pragmatica;
  • Ana Brnabic, 43 anni, priimo ministro serbo, omosessuale, in prima linea per la lotta alle discriminazioni di genere e la partita dell’accesso all’UE;
  • Zuzana Čaputová, 46 anni, avvocato ambientalista, primo Presidente donna della Repubblica Slovacca, paladina della lotta alla corruzione ed europeista;
  • Marielle Franco, uccisa il 14 marzo 2018, unica donna consigliera comunale nella città di Rio de Janeiro, nera e bisessuale dichiarata, lottava per le minoranze sociali e di genere.

 

Ambiente, Educazione, Giustizia sociale e Parità di genere. Alcuni dei pilastri fondamentali per un vera società progredita su cui si muove anche il programma politico di Volt.



“Donne&Politica”: l’evento e le proposte di Volt

 

Questa la ragione sottostante l’organizzazione dell’evento “Donne&Politica” ad Arona (a seguito anche di altri eventi tematici a Catania e Firenze), durante il quale si sono alternate numerose testimonianze di donne che fanno Politica fuori e dentro le istituzioni, raccontando i propri percorsi personali, le difficoltà ma anche la forza che è emersa nel superarli. Il fil rouge delle testimonianze? La sensazione che si crede ancora troppo poco nel ruolo dirigenziale delle donne (in Politica come altrove) e che spesso il loro coinvolgimento avviene solo formalmente, in momenti prossimi alle tornate elettorali

 

Gli interventi sono stati accompagnati da momenti di confronto con i partecipanti tramite un esercizio partecipativo in cui si è chiesto ad ognuno di individuare una visione congiunta delle cause che sino ad oggi hanno inibito la partecipazione femminile alla vita politica e pubblica e le possibili soluzioni. Questo è il concetto di cittadinanza attiva promosso da Volt: ridare voce ai cittadini e alle cittadine, integrando il processo di elaborazione di politiche anche con i contributi delle persone e creando una sintesi che nasce dall'intelligenza collettiva.

Oltre alle cause già menzionate, consistenti nel tradizionalismo che permea il clima socio-culturale italiano e la mancanza di incentivazione da parte della politica stessa, durante l’incontro è emersa anche l'esigua solidarietà femminile.

 

Come dunque incentivare maggiormente le donne? 

 

Una delle conclusioni più rilevanti a cui si è giunti durante l’evento é stato che è necessaria una maggiore inclusione della donna nei processi decisionali, al fine di elaborare proposte politiche all'insegna dell'inclusività e della parità, utili tanto all'emancipazione femminile che maschile: la proposta di potenziamento del congedo di paternità di Volt ne è un esempio. O meglio, solo UN esempio.

 

Da un punto di vista “normativo” Volt ha infatti inserito nel proprio statuto alcune policy che garantiscono la partecipazione femminile, come l’elezione di due co-presidenti di genere diverso, ognuno dei quali avrà gli stessi poteri e visibilità dell’altro, mentre da un punto di vista di “comunità” organizza spazi di lavoro e discussione interno ed esterno, dove le donne possono parlare apertamente delle loro paure, preoccupazioni, ma anche visioni e ideali, politici e non. 

 

Volt promuove infatti la parità di genere a 360° e crede che sia necessario concedere maggiore spazio alle donne nella società, ad ogni livello ed in ogni ambito.. politica compresa.

 

“La politica è donna, … lasciamo che ne sia protagonista anche lei”!

 

Autori: 

 

Silvia Profeti, con la collaborazione di Evelyn Gisell Belotti, Safà Essaber, Sari Teresa Mertanen