L'Unione Europea comincia una battaglia contro lo spreco della plastica

L’isola si muove sinuosa, come se galleggiasse. Non è fatta di terra, né di roccia, né di corallo. Sorprendentemente sembra avere mille colori, ma non hanno l’aria di essere naturali. Un mosaico di rifiuti di plastica talmente immenso da formare nell'oceano un arcipelago galleggiante chiamato Pacific Trash Vortex.

Un qualcosa di onirico o forse un incubo che difficilmente sarebbe stato pensabile quando la plastica fu scoperta.

Allora questo nuovo materiale era considerato il faro del progresso scientifico, mentre oggi è proprio la scienza a considerarlo in gran parte superato e a puntare sulle bio-plastiche.

Questo materiale che ha rivoluzionato il mondo, oggi mostra tutti i suoi difetti. La resistenza, che è stato il segreto del suo successo, è il suo punto critico.

Oggi infatti non c’è pezzo di terra o di mare in cui non si avvistino residui di plastica. Purtroppo anche il riciclo si sta dimostrando una soluzione non perfetta, soprattutto se finalizzato a produrre tessuti in pile e sintetici. Infatti, secondo un rapporto recentemente pubblicato sulla rivista Science, durante i cicli di lavaggio delle comuni lavatrici, fino a 2.000 fibre di poliestere e acrilico si staccherebbero da maglioni e altri capi di vestiario in pile. Seguendo poi il percorso delle acque di scarico, terminerebbero la loro corsa in mare, dove contribuirebbero ad alterarne l’ecosistema.

Gli studi sono stati condotti dall'University College di Dublino e guidati dall'ecologo Mark Browne, coordinatore del gruppo di esperti che ha raccolto campioni di sabbia provenienti da diciotto spiagge.

 

Se la situazione nel Mediterraneo non è ancora tragica come in certi oceani, questo non vuol dire che non esista un “problema plastica”. Basta fare un giro su una spiaggia qualunque per rendersene conto.

La situazione non è poi migliore sulla terra ferma, dove anzi la plastica è un elemento del nostro paesaggio come i fiori, l’erba e gli alberi.

Per porre fine a questo scempio è stato approvato dal Parlamento Europeo con 571 voti favorevoli, 53 contrari e 34 astensioni, il provvedimento, proposto dalla Commissione Europea, per mettere al bando, a partire dal 2021, alcuni prodotti in plastica come posate, bastoncini cotonati, cannucce e bastoncini per palloncini, che costituiscono il 49% dei rifiuti marini.

L’Europa ha puntato il faro anche sulle bottiglie di plastica. Infatti, secondo il rapporto del Parlamento europeo, le bottiglie e i loro tappi rappresentano circa il 20% di tutta la plastica presente in mare. Gli Stati membri dovranno quindi raccogliere e riciclare il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande entro il 2025. Inoltre, i contenitori per bevande in plastica saranno ammessi solo se tappi e coperchi non saranno rimovibili e gli Stati dovranno fissare obiettivi nazionali di riduzione dei contenitori per alimenti e delle tazze per bevande in plastica.

Basti pensare al continuo spreco di bicchieri monouso che si fanno nei bar o alla quantità di imballaggi in plastica per i prodotti alimentari.

Un bicchiere utilizzato una sola volta ha un alto costo di smaltimento, sempre che venga smaltito correttamente e non finisca nell'ambiente.

Nelle regioni del Meridione d’Italia, c’è l’abitudine di servire sempre un bicchiere d’acqua quando si ordina un caffè. In moltissimi bar il bicchiere per l’acqua è quasi sempre in plastica. Basta calcolare quanti caffè vengono serviti per avere un’idea di quanti bicchieri di plastica per l’acqua vengono sprecati.

Questo avviene peraltro in regioni come la Campania, la Calabria, la Puglia e la Sicilia, in cui la maggior parte dei rifiuti viene ancora sversata in discariche e dove si ricicla poco[1]. Anche al Nord Italia l’uso del monouso è fin troppo diffuso.

La differenza con i paesi del centro Europa come la Germania o la Svizzera non potrebbe essere maggiore. In Germania per esempio, nei bar e nelle discoteche si servono tutti i drink in vetro e si lascia una cauzione per il bicchiere che verrà restituita quando lo si riporta. Questo avviene perfino nelle più famose discoteche techno di Berlino.

Anche in Svizzera, nelle città studentesche, si lascia spesso una cauzione per la bottiglia di birra, che si riavrà quando la si riporta indietro. In fondo anche in Italia anni fa si praticava il vuoto a rendere.

Volt Italia apprezza le politiche dell’Unione Europea per la riduzione delle materie plastiche e chiede che anche nel nostro paese si incentivino politiche ecologiste che incoraggino la minor produzione di rifiuti da imballaggio e monouso. Soprattutto visto l’allarme sociale che lo smaltimento dei rifiuti ancora provoca in un’ampia parte del paese.

di Luca F.

 

"Quest’articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia."

per approfondimenti
[1] http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2017/188-17/rapporto-rifiuti-urbani-2017-i-dati-sulla-raccolta-differenziata-in-italia