Il Sogno Europeo riparta dalle Periferie

“Ricordate, nel segreto della cabina elettorale Dio vi vede... Stalin no!”.

Lo diceva Don Camillo, nella celebre saga di libri e film di Giovannino Guareschi, Don Camillo e Peppone.

Oggi sembrano lontanissimi I tempi in cui anche nei bar dei paesi più sperduti della provincia italiana si faceva politica e si discuteva di questioni locali, nazionali ed internazionali.
Eppure è proprio nelle campagne inglesi che ha vinto la Brexit, è proprio in quelle francesi che vince Marine Le Pen, è proprio in quelle italiane dove è più radicato Matteo Salvini. Perfino negli Stati Uniti, è negli stati più sperduti in cui vince Donald Trump e si sognano muri con il Messico.


In generale, Londra ha più a che fare con New York o Milano, che con molte province inglesi. Lo stesso si può dire per le altre capitali europee. Viviamo in un mondo in cui le città globalizzate condividono di più con le altre capitali economiche o politiche mondiali, che con le loro province.
Di solito queste città sono ottimiste, globalizzate, aperte alla tecnologia e agli stranieri. Mentre in generale, in quasi tutti i paesi, vi sono larghe fasce di popolazione che detestano le élite, che le percepiscono come lontane e autoreferenziali, e che hanno paura degli immigrati, della tecnologia e della globalizzazione.
Dagli Stati Uniti al Brasile, passando per l’Europa, la situazione non cambia molto.
Nelle campagne e province italiane si votano movimenti populisti, a Milano si votano partiti pro globalizzazione. Unica eccezione tra le capitali politiche europee è Roma, dove hanno vinto i populisti.

La globalizzazione, la tecnologia che cambia il modo di lavorare, la facilità di spostare multinazionali nei paesi in cui si pagano meno tasse e l’immigrazione, spaventano larghe fasce della popolazione che si sentono spaesate. Le grandi capitali fanno invece a gara ad attrarre multinazionali, investimenti e capitali umani. Solo che in una democrazia votano tutti e se le fasce della popolazione che si sentono lasciate indietro sono la maggioranza, diventa un problema. Se le élite e i politici non tornano nei bar dove la maggior parte della gente prende il caffè, per ascoltare e spiegarsi, la paura trionferà in cabina elettorale.
Negli ultimi anni anche il sogno europeo ha perso la capacità di spiegarsi e raccontarsi nei piccoli centri. Un vero “European Dream” deve essere inclusivo. Deve sapersi raccontare a Pomigliano d’Arco, come a Verona. Non può essere compreso solo ai Parioli nella Roma “bene” o nei quartieri elitari delle altre città.

Se l’Europa perde la capacità di raccontarsi a Tor Bella Monaca a Roma, a Secondigliano a Napoli o nello Zen di Palermo, non ci si può stupire se la gente vota poi per partiti che alimentano in continuazione paure di ogni tipo. Se alcune zone del Sud rimangono tagliate fuori da tutto per mancanza di infrastrutture, tecnologia e influenza politica, non ci si può lamentare della desertificazione economica e politica. Se i giovani del Meridione emigrano nel resto d’Europa, ma nessun ragazzo del resto d’Europa emigra nel Meridione, non ci si può meravigliare se, escludendo le grandi città come Napoli e Palermo, dove è presente una certa vitalità economica, politica e sociale, in molta parte del Sud regna una profonda rassegnazione.

Ecco perché chi crede nel sogno europeo e vuole riformare l’Europa, non può che tornare a parlare nei bar di periferia o nelle province. Deve credere che anche le persone che non fanno parte di un’élite possano capire ed essere coinvolte nei processi politici ed economici. Allo Zen di Palermo un cittadino vale quanto uno della vicina Mondello.

Ecco perché per Volt è fondamentale radicarsi sul territorio, credere che tutti possano fare politica.
Per questo, da mesi i leader e gli attivisti del partito stanno organizzando meetup in tutta Europa, provincia dopo provincia, città dopo città. Non solo per fare politica, ma anche per mettere in rete persone e idee.
Perché solo partendo dai bar di periferia o di provincia si può davvero far volare alto un sogno.

 

di Luca F.

 

“Questo articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia”