Il Nostro Europeismo, l’Europa di Tutti

Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

(Preambolo della Carta di Nizza)

 

Il tempo di questo movimento è relativamente giovane e breve se lo consideriamo sotto l’insegna dell’esperienza politica. Il sogno europeo tuttavia, l’Idea di unire politicamente in chiave democratica un continente, ha secoli alle spalle. A cavallo tra i due millenni, una serie di generazioni, libere dalla guerra e figlie di chi quella guerra l’ha vissuta, portano avanti questo sogno.

Tuttavia, rimane difficile rispondere alla domanda legittima che viene posta da chi ci guarda dall'esterno: qual è il nostro europeismo? Con quale spirito difendiamo l’ideale di un’Europa unita?

Permettetemi di tornare per l’ultima volta il tema del tempo: se la storia si occupa del passato, custodisce il pensiero di chi ha immaginato uno stesso progetto prima di noi, la politica con intenti e programmi guarda al presente e al futuro. I valori che ruotano intorno all'ideale europeo permangono al di là del tempo. Dunque, invece di guardare all'Unione Europea come incatenata in un destino storico da cui non riesce a liberarsi, riflettiamo criticamente su ciò che gli manca e sulla potenzialità inespressa del suo ideale. Riflettiamo sul progetto che voleva essere fin dall'inizio nella mente di tante grandi donne e uomini.

Il mio movimento è il movimento di tante altre persone, è la visione che un giorno la politica, i dibattiti, le decisioni, la buona amministrazione si potranno svolgere a livello europeo, senza confini che ci separino tra cittadini e non cittadini di un solo stato nazionale. Tutti noi siamo cittadini dell’Unione Europea, siamo uguali titolari dei diritti fondamentali stilati nella Carta di Nizza, ma siamo allo stesso tempo membri di comunità specifiche, con le proprie culture, lingue e tradizioni e vogliamo essere riconosciuti come tali. La coesistenza di queste due anime all'interno del singolo cittadino europeo è la rivoluzione che vogliamo portare in Europa.

Tanti pensatori e pensatrici potrebbero spiegare la nostra idea di europeismo. Come detto sopra, è un’idea che ha già parecchi anni, ma nonostante le sue reinterpretazioni e traduzioni, conserva la stessa sostanza, fin dal celebre discorso di Victor Hugo alla conferenza di pace di Parigi nel 1849:

Giorno verrà in cui Francia, Italia, Inghilterra, Germania o non importa quale altra Nazione del continente, senza perdere le loro qualità peculiari e la loro gloriosa individualità, si fonderanno strettamente in una unità superiore e costituiranno la fraternità europea[1].

Unità, differenza nazionale e fraternità (che oggi chiameremmo solidarietà) sono concetti che rimangono un secolo dopo intessuti nei discorsi dei padri fondatori dell’Europa unita, tra i quali ricordo De Gasperi, Einaudi, Schuman, Monnet, Spinelli.

Altiero Spinelli, ad esempio, è uno di quei politici per il quale:

Sviluppo nazionale e costruzione europea sono senza alcun dubbio complementari; ma solo fino a un certo punto, fino a quando cioè si giunga dinnanzi a un qualche complesso di problemi, per il quale occorre decidere se affrontarlo sul piano nazionale, con strumenti nazionali o su quello europeo con strumenti europei, perché nei due casi i risultati sono differenti[2].

Analogamente troviamo la forte critica di Luigi Einaudi alla sovranità degli Stati che li porta ad opporsi gli uni agli altri. Ad essa Einaudi oppose l’interdipendenza dei popoli europei, i quali (come recita la maggior parte delle Costituzioni europee, compresa quella italiana) sono i veri titolari di tale sovranità. Dice infatti: “la verità è il vincolo, non la sovranità degli stati. La verità è l’interdipendenza dei popoli liberi, non la loro indipendenza assoluta […]. Lo stato isolato e sovrano, perché bastevole a se stesso, è una finzione dell’immaginazione […] non esistono stati perfettamente sovrani”[3]. La differenza giace nel fatto che i popoli costruiscono relazioni che li cambiano nella sostanza, li rendono interconnessi attraverso i continui spostamenti delle persone. Lo Stato-nazione invece si configura come fisso ed immutabile nel suo esercitare la sovranità statale.

Oggi, questa critica si potrebbe validamente applicare all'idea dell’odierno sovranismo, ovvero il reclamato “recupero” della perduta sovranità nazionale, perché nella logica sovranista esiste una gerarchia di popoli omogenei nella quale la nazione primeggia. L’illusione suddetta si manifesta oggi nell’ignorare volutamente la mutabilità delle comunità - anche le più piccole - e nel fondare la legittimità dello stato non tanto sulla cittadinanza e i diritti e doveri che ne derivano, ma ancora su di una nazione chiusa ed impermeabile.

Sulla traccia di questi padri fondatori, vorrei ricordare anche le parole di Jean Monnet espresse nel 1943 – “Non ci sarà pace in Europa se gli Stati verranno ricostituiti sulla base della sovranità nazionale [...] gli Stati europei sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la necessaria prosperità e lo sviluppo sociale. Le nazioni europee dovranno riunirsi in una federazione”[4]- e quelle di Robert Schuman, il quale  nell'omonima dichiarazione del 1950 mise in evidenza la difficoltà del progetto europeo:

L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.[5]

Queste citazioni ruotano intorno ad un tema molto caro al nostro movimento: la tensione fra l’integrazione europea e la sovranità nazionale. La missione che ci siamo dati nel dare forma ad un vero partito europeo consiste nel difendere la prima a discapito dell’egoismo della seconda, ponendo la soluzione federativa europea come alternativa a quella nazional-statalista. Tuttavia, all'orizzonte si delinea un’altra questione fondamentale: quale spazio (giuridico e politico) per il singolo cittadino? Che cosa rimane della sua libertà, nazionalità, appartenenza ad una comunità?

 

Noi sogniamo un’Europa dove i cittadini siano democraticamente rappresentati, nella pratica politica di un parlamento legiferatore e non solo rappresentativo proforma. La chiave del superamento della tensione fra integrazione (politica, non più solo economica) e sovranità è proprio il cittadino.  

Quindi, azzardandomi a rigirare il discorso che abbiamo fatto fin qui, potremmo dire che da un punto di vista pratico (e non, come dicono in tanti, teorico ed astratto) il punto di partenza di una nuova fase di integrazione europea dev'essere il cittadino, il suo riavvicinamento alle istituzioni, la motivazione a cambiarle e a dare il proprio contributo. Partire da questi presupposti significa riconoscere che senza legittimità non si va da nessuna parte: non esiste democrazia senza istituzioni democratiche (come ad esempio un potenziato parlamento europeo) come quest’ultime non esistono se i cittadini non le legittimano. Volendo essere totalmente schietti, abbiamo bisogno di politica fra cittadini e non più solo fra Stati.

Ovviamente a qualcuno ciò potrebbe suonare troppo al di là della realtà, ma prescrivere cosa vogliamo dall'idea di Europa significa spiegare il nostro europeismo lanciato al futuro. E tanti filosofi e pensatori si sono già impegnati in questa azione di analisi critica della (non ancora) democrazia europea. Primo fra tutti Jürgen Habermas, uno dei più grandi filosofi dei nostri tempi, che ha ingaggiato una strenua difesa teoretica dell’idea di Europa e della vera sovranità appartenente ai cittadini “potenziati” (in inglese, empowered). Fin dal suo fondamentale saggio del 2011[6], Habermas individua il nucleo della crisi dell’Unione Europea nel deficit di rappresentanza, partecipazione e in generale di sfera pubblica per i cittadini europei.

Inutile negare che se si dovesse attualizzare l’europeismo che vi ho raccontato fin ora, ci sarebbero profondi cambiamenti. Innanzitutto, e non è così scontato, l’identità europea consisterebbe nel difendere i diritti fondamentali che ciascuno possiede e nel riconoscimento della propria specifica identità culturale, religiosa, sociale e politica. Europeismo non significa una nuova uniformante nazione europea. Piuttosto, l’unione di tante nazionalità già esistenti, tutelate nella loro particolarità, che convivono in pace. La cittadinanza europea rappresenterà un nuovo spazio pubblico dove opporre alla politica del conflitto una politica della cura: partecipativamente i cittadini dimenticheranno l’opporsi distruttivo fra di loro e adotteranno il dibattito per responsabilizzarsi e prendersi cura della sfera locale. Europeismo significa allargare l’orizzonte del dibattito politico, cancellandone gli scandali, gli attacchi gratuiti, e sostituendolo con cittadini che cercano l’informazione e la responsabilità nel difendere la loro opinione di fronte agli altri. È l’unico atteggiamento possibile e necessario per conciliare differenza ed unità.  

Perciò non attribuiamo il nostro valore politico all'idea di Europa per sé, ma vogliamo che sia fruibile dalle molteplici forze politiche, perché è il punto di partenza che permette a tutti gli europei di fare politica:

La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale – e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie [...] – e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale[7].

È proprio questo il senso per cui è nato Volt: come partito europeo, con un programma unico, abbiamo ben chiaro in mente dove risiederà la politica in futuro. Questo è il nostro europeismo.

Francesco R.B.

 

“Questo articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia”

 

[1] Disponibile al link https://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2014/05/25/europee-2014-i-discorsi-dei-padri-fondatori/117861/

[2] Spinelli, A. (1977) Enciclopedia del Novecento, disponibile al link  http://www.treccani.it/enciclopedia/europeismo_%28Enciclopedia-del-Novecento%29/

[3] Disponibile al link http://open.luiss.it/2019/02/14/luigi-einaudi-e-il-progetto-europeista/

[4] Disponibile al link https://www.cvce.eu/en/obj/jean_monnet_s_thoughts_on_the_future_algiers_5_august_1943-en-b61a8924-57bf-4890-9e4b-73bf4d882549.html

[5] Vedi il testo della dichiarazione al link https://europa.eu/european-union/about-eu/symbols/europe-day/schuman-declaration_it

[6] J. Habermas, Ach Europa (2008), trad. it., Il ruolo dell’intellettuale e la causa dell’Europa, Laterza, Roma-Bari 2011;

[7] A. Spinelli, E. Rossi, Per un Europa libera ed unita, progetto d’un manifesto (1941), http://www.sociologia.unimib.it/DATA/Insegnamenti/3_2351/materiale/le zione 3 - manifesto di ventotene.pdf