Il Global Compact e le Politiche Migratorie

Il Global Compact for Migration è la prima convenzione negoziata a livello intergovernativo promossa dall’ONU[1].

Il documento, dopo due anni, ha raggiunto la sua forma definitiva l’11 luglio 2018. A seguito del Summit che si è tenuto il 10 e l’11 dicembre a Marrakech, in Marocco, a cui hanno partecipato i rappresentanti di 164 Paesi (Italia esclusa) che hanno approvato per consenso il documento, l’Assemblea Generale dell’ONU lo ha adottato dopo averlo sottoposto a voto.

Il Global Compact si riferisce, secondo un approccio olistico, alle situazioni migratorie in generale (quindi non si limita a casi di richiedenti asilo o rifugiati, per cui rimanda ad accordi sul diritto d’asilo già esistenti in trattati internazionali). Il fine è di tracciare delle linee che guidino strategie concordate in riferimento alla gestione dei flussi globali in modo sicuro, disciplinato e regolare, nell'ottica di una corresponsabilità da parte dei Paesi sottoscriventi. L’assunto del documento è che il fenomeno migratorio è insito nell'esperienza umana in tutte le epoche storiche e nel nostro mondo globalizzato può essere una risorsa se viene migliorata la sua governance attraverso una cooperazione tra Stati.

 

Dietrofront italiano

Anche l’Italia ha partecipato alla stesura del testo, le cui fasi conclusive sono state condotte dall'attuale governo.

Con l’avvicinarsi del Summit però è stato annunciato un dietrofront: in breve, il premier Giuseppe Conte lo scorso 26 settembre, in occasione dell’Assemblea Generale dell’ONU, aveva ribadito l’appoggio del nostro Paese al documento; a fine novembre invece, Matteo Salvini ha dichiarato che l’Italia non avrebbe firmato nessun accordo senza che il Parlamento lo avesse discusso, linea confermata poco dopo dallo stesso Conte, che ha comunicato di parlamentarizzare la decisione[2].

Alla fine, l’Italia si è astenuta dall'approvazione del documento. Questa scelta, oltre ad evidenziare una confusione interna al gruppo di governo, sembra stridere con le esigenze che da anni l’Italia sta esprimendo a livello internazionale in tema di gestione delle migrazioni, richiamando soprattutto i Paesi dell’Unione europea ad una corresponsabilità nella gestione dei migranti.

 

Perché no?

Le motivazioni più convinte ad un “no” nei confronti del Global Compact for Migration sono state spiegate dalla destra di Fratelli d’Italia.

Giorgia Meloni, durante un’intervista al programma di Rai2 “Nemo”, ha dichiarato che il Global Compact non fa nulla in merito alla condivisione delle politiche tra Stati, ma aggiunge “una cosa potenzialmente devastante”, ossia riconosce il diritto di emigrare a qualsiasi essere umano. A detta sua, pertanto, la sua sottoscrizione implicherebbe che l’Italia dovrebbe accogliere non solo chi scappa dalla guerra, “ma anche tutti quelli che scappano dalla fame, dal caldo, quelli che si muovono perché gli va”, con il conseguente abbattimento dei confini nazionali.

 

Un po’ di chiarezza

Innanzitutto, il Global Compact elenca esplicitamente tra i principi-guida del documento il principio della sovranità nazionale, per cui si riafferma il riconoscimento del diritto degli Stati a determinare le proprie politiche migratorie e la loro prerogativa a governare il fenomeno all'interno della propria giurisdizione, in conformità con il diritto internazionale.

Non costituendo un atto legislativo, non può esserci dunque per un singolo Stato nessun vincolo né tantomeno nessuna imposizione dall'esterno a seguito della sua sottoscrizione. Il documento, piuttosto, definisce attraverso 23 obiettivi un quadro di riferimento per la cooperazione internazionale, in modo che ciascun Paese possa avere degli orizzonti comuni verso cui indirizzare le proprie politiche. Tali obiettivi toccano punti salienti quali:

  • minimizzare le cause strutturali che portano i migranti a lasciare il proprio Paese;
  • istituire processi di migrazione legali e regolari;
  • prevenire e combattere attività illecite e criminalità organizzata che sfruttano le vulnerabilità dei migranti;
  • gestire i confini in modo integrato, sicuro e coordinato;
  • potenziare la realizzazione di una piena inclusione e coesione sociale;
  • creare condizioni affinché i migranti contribuiscano allo sviluppo sostenibile in ogni Paese;
  • cooperare per facilitare rientri sicuri e dignitosi.

In secondo luogo, la considerazione del fenomeno migratorio nella sua più ampia accezione è segno di consapevolezza e di lungimiranza: le etichette che nel tempo stanno andando via via definendosi per categorizzare i migranti (politici, economici, ambientali, eccetera) da una parte dimostrano la pluralità e la multidimensionalità del fenomeno, dall'altra rischiano di creare una percezione per cui ci siano flussi migratori che si incasellano esclusivamente in una o nell'altra categoria, senza rendere conto degli aspetti di sovrapposizione che possono crearsi tra le varie condizioni. La visione onnicomprensiva promossa dal documento dell’ONU supera questa rigida considerazione delle migrazioni, aprendo ad una prospettiva attinente con la realtà globalizzata e fluida in cui viviamo.

 

Verso una politica davvero comunitaria

Le proposte che Volt Italia sta sviluppando in merito si trovano allineate con gli obiettivi del Global Compact, innanzitutto perché Volt si posiziona a favore di una politica comunitaria di apertura, che trovi soluzioni integrate a livello internazionale, in accordo con il ritenere impossibile gestire il fenomeno migratorio a livello meramente nazionale.

Inoltre, persegue una linea di pensiero che può essere definita come “cultura della differenza”, per cui l’accoglienza e l’integrazione dei migranti non comporta una sostituzione o un indebolimento delle tradizioni dei Paesi ospitanti, ma un  loro arricchimento sia culturale, sia economico. Non c’è una crisi delle migrazioni, ma, semmai, una crisi del diritto relativo alle migrazioni, ed è pertanto necessario che l’attenzione sia posta sulla governance a livello internazionale, più che sul fenomeno di per sé. In altre parole, non vanno tanto spese energie per capire quali spostamenti limitare e quali permettere, ma  per capire come concertare la gestione degli spostamenti a livello internazionale, nel pieno riconoscimento dei diritti umani e senza discriminazione alcuna.

Con queste premesse, Volt Italia sta lavorando a proposte politiche basate sulle evidenze che cerchino di coprire l’intero ciclo del processo migratorio (non solo l’accoglienza) e non solo la dimensione politica del fenomeno, ma anche quella economica e ambientale.

In questa direzione, propone di caratterizzare già la prima accoglienza in termini di “progetti di integrazione sociale” che valorizzino percorsi di accoglienza diffusa con l’obiettivo di realizzare una piena inclusione dei migranti nel tessuto socio-economico del Paese, al netto del fatto che gli immigrati possono essere una risorsa per il nostro sistema di welfare.

Al fine di contrastare le organizzazioni criminali che si avvalgono dei flussi migratori e di cooperare allo sviluppo dei Paesi d’origine, ci si propone di avvalersi di un sistema di collaborazione tra organizzazioni non governative attive sul territorio e istituzioni, in modo da sfruttare e massimizzare tutte le risorse già disponibili e in azione. Riconoscendo la necessità di gestire il fenomeno migratorio in modo sicuro e controllato, all'interno di un approccio europeo di corresponsabilità, Volt Italia incoraggia l’iniziativa dei corridoi umanitari, prevedendo anche una serie di misure per velocizzare i procedimenti di valutazione delle richieste d’asilo.

 

In prospettiva

Davanti si aprono principalmente due strade: una consiste nel fare pace con il fatto che le migrazioni siano un fenomeno connaturato all'essere umano e predisporsi a considerarlo con consapevolezza e corresponsabilità, assumendone la complessità e le sfide di certo non semplici da affrontare; l’altra consiste nel chiudersi nei propri confini e porre resistenza di fronte ad un processo che storicamente è dimostrato essere inarrestabile, con il probabile rischio di arrivare al momento in cui la “strategia tappabuchi” (perseguita finora nel nostro Paese) non regga più, e possa avere ricadute sociali davvero drammatiche.

 

di Mattia M. (mattia.messena@volteuropa.org)

 

"Quest’articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia."

Fonti e approfondimenti

[1]:  http://www.ohchr.org/EN/Issues/Migration/Pages/GlobalCompactforMigration.aspx

[2]:  http://www.governo.it/articolo/global-migration-compact-nota-del-presidente-conte/10446