Il futuro della UE in una nuova cittadinanza

Ispirare i cittadini a credere nuovamente nella politica.

Questo potremmo definirlo come il mantra di Volt, il primo movimento pan-europeo ed europeista, e quando uso la parola movimento intendo esattamente un flusso dinamico di persone che impiegano le proprie energie e risorse in un ideale comune. Parte di questo ideale è una politica europea e nuovamente partecipata, una democrazia accessibile ai cittadini e che consenta a loro di contribuire alla sua forza ed efficienza.

Vogliamo infatti credere che essere cittadino significhi principalmente riuscire a prendere decisioni politiche informate, oltre alle sole elezioni, e partecipare con proposte, iniziative e dibattiti al miglioramento di quello che potremmo chiamare “il proprio piccolo angolo di mondo.”

Ciononostante, Volt sostiene che questo angolo di mondo si stia allargando e in questa logica intende difendere la creazione di una sfera pubblica europea. In una tensione fra locale ed europeo, il movimento gioca una delle sue sfide più difficili ed appassionanti: quella del citizen empowerment, ossia il potenziamento delle capacità delle persone di cambiare in maniera effettiva la democrazia e la sfera pubblica di cui fanno parte. Dunque, è importante sottolineare, non si parla più solamente di democrazia rappresentativa, che in Europa soffre di un deficit sostanziale, o diretta, che spesso soffre di disinformazione, ma di democrazia partecipativa.

Concedetemi qualche esempio: ci sono mille spunti e strumenti che Volt ha collezionato in giro per il Web che permettono, nell'epoca digitale, di adunare la cittadinanza intorno a proposte e dibattiti. L’importante è che l’informazione, veicolata attraverso la spettacolare efficienza del proprio computer, non si traduca in confronto sterile sui social ma in un incontro concreto tra i cittadini. E così è a Berlino, Madrid e Dublino. In queste tre capitali – che, malgrado la loro rilevanza istituzionale, restano città come tutte le altre, forse solo un po’ più innovative – possiamo distinguere rispettivamente tre modalità per coinvolgere la cittadinanza: 1) una piattaforma digitale che chiama i cittadini tedeschi a collaborare allo sviluppo urbano, commentando i piani regolatori comunali come nel caso del progetto di uno stadio nel distretto Treptow-Köpenick.; 2) un’altra piattaforma che invita i cittadini spagnoli a fare proposte per spendere un budget condiviso annuale di 30 milioni di euro; ed infine 3) la modalità dell’assemblea cittadina, che riunisce i rappresentanti Irlandesi di varie classi sociali per deliberare su svariate tematiche. Tanto degni di lode sono anche recenti esempi di realtà molto più piccole, questa volta in Italia, come Cervia o San Filippo del Mela, in provincia di Messina:

Insomma, qui non si parla più tanto della professione di politico, ma quella di cittadino. Responsabilizzare, che è una parola tanto importante quanto dimenticata nel nostro quotidiano vivere insieme, ad essere cittadini è la via per risanare una democrazia vacillante. Una via iniziata all'interno della sfera pubblica, dove il cittadino fa sentire la sua voce e la sua opinione nei dibattiti, e che Volt cerca di resuscitare attraverso l’attività umile quanto efficace dei tour d’ascolto: una serie di interviste da parte dei Volters di molte città in Europa per raccogliere le testimonianze di come le persone vedono la politica europea e nazionale in futuro. Tutto ciò permettere ai cittadini di confrontarsi e ragionare insieme ancora una volta.

D'altronde, se ci si fa caso, parte tutto da lì: quando i cittadini si sentono partecipi nel costruire la città che li circonda, tendono più facilmente a legittimare e a fidarsi di una politica (nel senso letterale della parola, ovvero l’arte di amministrare la “cosa pubblica”) che da troppo tempo sentono lontana. Una lontananza che genera indifferenza e rappresenta il pericolo più grande per le nostre democrazie europee. Vi lascio con le parole forti di un grande filosofo:

"… tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente" (Antonio Gramsci, Odio gli indifferenti).

 

Francesco R. B.

Quest’articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia”