Antigone - Rapporto sulle condizioni delle carceri italiane

Oggi, come ogni anno, è uscito il rapporto sulle condizioni dei detenuti nelle carceri italiane redatto da Antigone Antigone, l’associazione che da più di quindici anni si occupa del sistema penitenziario italiano, ha pubblicato il rapporto annuale sulle condizioni dei detenuti nelle carceri italiane, un tema in grado di legare riflessioni su diritti umani e giustizia.

Parlando di questioni penali, si rischia di cadere in una fitta trama di semplificazioni e banalizzazioni, dove se la giustizia, da un lato, viene associata al semplice vivere, all'interno della società, nel rispetto altrui - secondo la massima di Ulpiano – contemporaneamente, dall'altro, si palesa l’idea di ingiustizia, intesa come il male da combattere.

 

Dunque quale visione politica ha più importanza all'interno di questa contraddizione? Noi vogliamo rispondere con un punto di vista che possa rendere la nostra società più sicura, dove il rapporto tra giustizia, cittadino e condannato possa essere più equo e sostenibile.

 

La politica, in primo luogo, per affrontare la questione ha il dovere di leggere e studiare la Costituzione, che sempre dovrà rimanere sopra ogni singola persona politica o partito. Sull'argomento, così leggiamo nella suddetta che i criteri dell’art. 25 di trattamenti non contrari all'umanità e finalità di rieducazione sono centrali per comprendere e applicare la giustizia e il fenomeno della devianza.

In secondo luogo, non va sottovalutato il processo, ovvero il passaggio necessario all’'nterno del sistema giuridico in grado di far emergere la verità. Solo in questo modo, e nel rispetto delle procedure, sarà possibile garantire la certezza della pena, necessaria in una società civile. Giudizi, commenti e opinioni di privati cittadini, partiti politici o esponenti di tali, risulterà sempre e inequivocabilmente irresponsabile e giustizialista.

 

In terzo luogo, dopo esserci affidati al rapporto di Antigone, sfatiamo alcuni miti comuni sulla giustizia italiana:

 

 

  • I crimini sono in aumento

 

Secondo il rapporto i crimini non sono in aumento, nonostante ciò c’è un aumento della popolazione detenuta (mentre in Europa c’è un progressivo calo) . Il trend negativo dei reati (positivo perché ci sono meno reati) inizia dal 2013 e continua nel 2019. I reati violenti come gli omicidi registrano una diminuzione quest’anno del 12,2%, i tentati omicidi del 16,2%, le rapine del 20,9%, i furti del 15,1%, le lesioni dolose del 21,8%, le violenze sessuali addirittura del 32,1% e l’usura del 47%.

 

“L’andamento della criminalità evidenzia la distanza tra sicurezza vera e sicurezza percepita, tra delitti commessi e delitti immaginati”

 

Gli unici reati che sono in aumento sono legati in materia di stupefacenti nel 2017 rispetto al 2016 (+9,57%) e ancora lievemente nel 2018 rispetto al 2017 (+0,7%), invece in calo in questi primi mesi del 2019 (-9,9%).

La repressione penale del traffico di droghe, a partire da quelle leggere, comporta un notevole dispendio di energie da parte delle forze dell’ordine. Esiste un legame confermato tra i delitti commessi in violazione della legge sulle droghe e i delitti contro il patrimonio o di criminalità organizzata. Una politica meno repressiva sulle sostanze stupefacenti avrebbe effetti di contenimento anche su altri reati e farebbe perdere una parte cospicua dei propri affari al crimine organizzato.

 

 

  • L’immigrazione ha aumentato il problema della criminalità

 

“Non è vero che con l’aumento dell’immigrazione è aumentato il numero degli stranieri detenuti. Non è vero che gli stranieri sono un pericolo per la sicurezza. Non è vero che gli stranieri commettono reati più gravi.”

La popolazione detenuta di origine straniera è calata, in termini relativi se nel 2003  c’era il tasso di detenzione dell’1,16%, oggi la percentuale è scesa allo 0,39%.

Guardando tra le comunità di stranieri, quella rumena, la più numerosa in Italia, cresce nei numeri e meno delinque sia in termini assoluti che percentuali. In dieci anni il tasso di detenzione dei rumeni è calato di oltre un terzo: dal 0.33% del 2009 (2.966 detenuti) al 0.21% del 2019.

Da un’analisi empirica dell’associazione Antigone, circa due terzi della popolazione straniera detenuta è irregolare, nonostante in percentuale gli irregolari (chi non ha il permesso di soggiorno) siano in percentuale inferiori.  Da qui si evince come ad essere un problema sicurezza sia l’irregolarità degli stranieri in sé e non la presenza di persone di nazionalità straniera. Un altro dato interessante è stato notato nel vedere detenuti di origine extracomunitaria con pene inferiori (in maggiore percentuale), continuando a scendere con l’aumentare della durata della pena.

Il rapporto  fa anche luce  sul tasso di incarcerazione in attesa di processo rispetto ai mezzi alternativi di tutela come: i domiciliari (differenza di circa 5% rispetto ai detenuti) e la semilibertà (dovuto al timore di una fuga dello straniero verso i paesi di origine o l’assenza di domicilio, essendo molti di loro privi di permesso regolare di soggiorno e di residenza formalizzata). Le minori risorse economiche, linguistiche, culturali e sociali dei detenuti extracomunitari spesso risultano per gli stessi un insormontabile limite per accedere alle misure alternative alla detenzione in carcere.

 

Ora invece dobbiamo affrontare altri dati che sfortunatamente sono veri e sono il vero campanello d’allarme da affrontare per risolvere la questione:

  • Carceri affollate 
  • Problema suicidi
  • Problema salute
  • Problema malattie mentali

 

Nonostante i crimini siano in diminuzione la politica deve continuare a parlare con i cittadini e informarli sulla reale natura del fenomeno criminale, infatti non è sufficiente una riforma per garantire che gli istituti detentivi abbiano la funzione di reintegrare il più possibile i detenuti nella società civile, prioritizzare sanzioni non detentive (come i servizi di comunità per i reati non violenti) e garantire supporto psicologico e psichiatrico.

 

Per noi di Volt la priorità è riformare l’opinione pubblica in modo tale che I procedimenti di giustizia restino argomenti sensibili e non argomenti di spicco mediatico per l’intrattenimento di chi desidera “la testa” hic et nunc.  Solo così possiamo entrare in un dibattito pubblico costruttivo ( e non giustizialista) e gestire la devianza per ottenere una società più giusta.

 

Per concludere, riteniamo sia giusto parlare pubblicamente di questo tema senza preconcetti e dati alla mano per poter supportare la legge e I suoi funzionari nei loro compiti, diritti e doveri. Per questo motivo appoggiamo il rapporto sulle condizioni delle detenzioni nelle carceri italiane presentata oggi dall'associazione Antigone.

 

Articolo di F. Badolato

"Quest’articolo riflette le opinioni personali dell’autore e non rappresenta necessariamente le posizioni ufficiali di Volt Italia"

 

Per leggere il rapporto completo: http://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/

 

Per ulteriori approfondimenti:

https://ildubbio.news/ildubbio/2019/03/07/la-religione-della-certezza-della-pena-e-i-limiti-costituzionali-del-legislatore/

http://www.camerepenali.it/cat/9701/anno_giudiziario_2019_la_situazione_carceri.html

https://www.ilfoglio.it/politica/2019/02/25/news/giustizialismo-malattia-infantile-del-populismo-239828/